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QUESTIONE DI TERMINI

Sottotitolo: paganesimo o neopaganesimo?

Cominciamo con l’etimologia del termine pagano, il garzanti riporta la seguente dicitura:

PAGANO: Lat. paga¯nu(m) \'abitante di villaggio\', deriv. di pa¯gus \'villaggio\', forse perché gli abitanti dei villaggi si convertirono al cristianesimo molto più tardi di quelli delle città.

In principio il termine, usato evidentemente in modo dispregiativo, era tutt’altro che relativo alla religione, ma indicava “l’uomo del villaggio” poco colto e rozzo nei modi e nelle idee. Con l’affermarsi del cristianesimo i pagani divennero dispregiativamente coloro che non volevano convertirsi, si presuppone che ciò avvenne perché nei villaggi fu più difficile e lunga l’opera di conversione, ma potrebbe anche essere che il termine venne usato per denigrare i “conservatori” degli antichi culti dandogli dei rozzi e poco colti.


Col rinascimento e l’epoca moderna il termine, che venne usato in passato per definire un qualunque religionario non cristiano, perse ogni aspetto negativo e si concentrò nel definire i praticanti delle religioni precristiane europee e centro-americane.
In breve abbiamo così dato un significato al termine pagano, che permette così di definire il paganesimo, la definizione che porta il garzanti è quella che segue:

PAGANESIMO: ant. paganesmo, paganismo, s. m.
1 l\'insieme dei culti politeistici dell\'antichità greco-romana, considerati in contrapposizione al giudaismo e al cristianesimo; per estens., qualsiasi religione politeistica
2 (estens.) concezione immanentistica della vita ispirata o simile a quella dell\'antichità classica.

Quindi per il garzanti, come estensione al significato originale, tutte le religioni che si rifanno al paganesimo antico, anche solo come “ispirazione”, sono da considerarsi pagane. Questo però può portare confusione, oggi dopo almeno 7 - 8 anni (considerando la diffusione di “massa”) dalla comparsa della Wicca in Italia si comincia a parlare di neo-paganesimo.
All’inizio i due termini paganesimo e neo-paganesimo andavano come si sul dire a braccetto, uno veniva usato come sinonimo dell’altro, ma più il tempo passa più cerchiamo una definizione più precisa di quel che siamo.
Dunque non pagani, ma neopagani perché giustamente la religione non è la stessa del paganesimo antico, la pratica cultuale, le credenze, gli atteggiamenti, la cultura e la vita stessa non è più quella di un pagano del 30 d.c., è tutto cambiato.
Secondo molti conviene dunque dare una netta divisione tra “ciò che era” e “ciò che è”.
Io personalmente non sono totalmente d’accordo, o meglio concordo che ci siano enormi differenze e finanche contrasti evidenti tra il paganesimo antico e quello moderno, ma a questo punto dovremmo aggiungere il prefisso “neo” alla maggior parte delle parole con cui amiamo definirci, per distinguerci da chi lo usava in passato. E definirci anche “neo-streghe” e “neo-stregoni” fa un po’ ridere.
Ciò però non deve sminuire le enormi differenze presenti tra il vecchio e il nuovo modo di leggere il paganesimo, anzi una ricerca approfondita è, a mio modo di vedere, di fondamentale importanza per capire da dove si è partiti e intuire verso dove si va.
In definitiva non trovo scorretto parlare di neopaganesimo, ma non reputo improprio nemmeno parlare di paganesimo riferendoci alla visione moderna, ovviamente se ne sto facendo un confronto non posso esimermi dal definire paganesimo antico e paganesimo moderno, ma perché non vedere il neopaganesimo e paganesimo antico come due parti del paganesimo stesso?
So bene che questo è un discorso che può creare notevoli polemiche, anche perché si tratta di un argomento molto dibattuto in seno al paganesimo moderno e che, probabilmente, le mie parole si discostano dalla visione più “progressista” del movimento neopagano, ma come disse una persone a me cara “sono solo parole, andiamo a raccogliere pietre nel fiume?”.

Falco

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